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Conti correnti, come evitare la trappola dei tassi negativi

 

Il parere di Enrico Trevisan, managing partner di Simon Kucher Partners, ed esperto di finanza comportamentale, su come gestire al meglio la liquidità sul conto corrente

Ott 20, 2019 | Assicurazione, Economia

Ha fatto molto discutere la proposta del Ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, presidente della European Banking Federation (EBF), di spostare il peso dei tassi negativi pagati dalle banche sui depositi oltre quelli obbligatori presso la Bce, sui correntisti. Ma come fare a gestire la liquidità sui conti in questo contesto? Ne abbiamo parlato con Enrico Trevisan, Managing Partner di Simon Kucher & Partners, che ha innanzitutto ricordato come le banche della zona Euro dal 2015 paghino 0,4% di tasso sulle riserve in eccesso a quelle obbligatorie e che dal 18 settembre 2019 il tasso negativo è aumentato, passando allo 0,5%. Inoltre la banca centrale svizzera e quella danese hanno imposto un tasso negativo dello 0,75%.

E ancora Trevisan ricorda come l’80% delle riserve presso la Bce sono detenute dalle banche tedesche, francesi e del Benelux. È per questo che gran parte dei costi derivanti dai tassi negativi sono sostenuti dagli istituti bancari di questi paesi. E dunque in questi paesi «Sopra una certa soglia di giacenza, sono ormai parecchie le banche dei paesi nordici che fanno pagare a loro volta un tasso ai clienti. Una soluzione però non semplice, viste le forti resistenze tra i clienti e la sensibilità al tema della politica. Tanto che per esempio il governo tedesco sta discutendo il divieto di trasmettere i tassi negativi ai risparmiatori finali.

Allora come gestire la liquidità? 

La prima considerazione da fare è perché teniamo i soldi sul conto corrente. Se si tratta solo di una pigrizia allora le alternative sono tante. innanzitutto si potrebbe considerare un investimento di natura passiva che riprenda indici a reddito fisso che riescono a portare a casa rendimenti bassissimi, ma ad evitare i tassi negativi, o anche titoli con un rischio un pochino più alto, ma che portano rendimenti più alti. Se invece si vuole avere liquidità per spese imminenti, come avviene nel caso di un acquisto importante, come una casa, allora bisogna considerare che da parte della banca, tenerci quella liquidità in modo sicuro è un servizio costoso sia in termini organizzativo-tecnologici che regolamentari. E quindi è anche corretto remunerare questo servizio. Ma questo va fatto parlando con chiarezza al risparimatore, spiegandogli la struttura dei costi, ma sarebbe più corretto far pagare questo servizio come commissione che come tasso negativo.

Quali sono le trappole mentali che ci portano verso la liquidità?

La prima trappola mentale è quella dell’inflazione, che non è a zero per quanto bassa. Man mano fa perdere potere d’acquisto alle somme che teniamo parcheggiate in liquidità. Ci accorgiamo molto dei rischi virulenti e immediati, ma molto meno di rischi meno evidenti e prolungati come l’inflazione. Poi spesso pensiamo che una rendita bassa che sia dello 0,5 o dell’1 per cento alla fine non fa una grande differenza. Ma una piccola differenza nell’arco di venti anni, genera dei rendimenti con scarti rilevanti.

C’è un’eccessiva concentrazione sul breve periodo?

Esatto. Quando guardiamo le opportunità di crescita o di perdita tendiamo a ragionare in un’ottica di breve periodo. Se guardassi l’andamento dei miei titoli una volta al mese, la possibilità di vedere un andamento negativo sarebbe alta più o meno quanto quella di vederla in positivo. Se guardassi invece il mio portafoglio titoli una volta l’anno sarebbe decisamente più probabile vederlo in positivo più che in negativo. Se lo guardassi invece in cinque o dieci anni, la possibilità di vederlo in negativo sarebbe estremamente più ridotta, almeno così ci dicono i dati storici, che certamente non prevedono, ma danno delle indicazioni. Questa è un’altra trappola mentale in cui possiamo cadere. Quando ragioniamo di finanza tendiamo a ragionare in termini brevi e questo ci spinge a fare un sacco di errori di valutazione.

Che consigli si possono dare ai risparmiatori?

Innanzitutto prendere più tempo per occuparsi dei propri investimenti di quanto se ne dedichi per comprare il prossimo televisore o il prossimo smartphone. Sembra una banalità, ma tendiamo a trascurare in modo grave la necessità di fare ragionamenti finanziari sensati. Non è che occorra diventare dei geni della finanza: di questi se ne conoscono veramente pochi. Il vero scopo è occuparsi in maniera sistematica della propria finanza.

Oltre al fattore tempo?

Occorre fare attenzione quanto questi strumenti costano. Perché le fees di entrata, di gestione, di performance etc possono fare la differenza; perché mentre i rendimenti sono incerti, i costi sono certi e vanno sicuramente a pesare in modo pesante sui rendimenti finali. Dopo avere una visione realistica dell’orizzonte temporale in cui vogliamo investire: dedicare meno energie alle preoccupazioni che si possono generare giorno dopo giorno e considerare di più i nostri investimenti nell’ottica del lungo periodo. Questo insieme a una buona diversificazione è la chiave del successo.

La diversificazione non è un concetto troppo difficile per il piccolo risparmiatore?

Va superata la visione dell’orticello. Nella strutturazione dei portafogli degli italiani, ma vale anche per tutte le altre nazioni, c’è una sovrarappresentazione dei titoli nazionali. Questa è un’anomalia, perché non c’è motivo per ritenere che i titoli migliori per un italiano vengano emessi in Italia. Occorre fare uno sforzo di deprovincializzazione. Cercare di recuperare una visione più ampia. E quindi magari investire in fondi che rispecchiano l’andamento dell’economia mondiale. A me piacciono molto i fondi che replicano indici, perché hanno una forte diversificazione. Se costruiamo un portafoglio, con fondi che replicano più indici abbiamo una diversificazione non solo industriale, ma anche geografica e raggiungiamo buoni gradi di diversificazione. La finanza retail oggi ci mette di fronte a strumenti per operare in questo modo senza neanche costi esagerati.